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Scheda collegata:Gli omosessuali italiani sotto il fascismo




 

Testimonianza di Vittorio G.

Devo dire che stavo malissimo durante il fascismo. C’erano i nostri punti d’incontro, per esempio la Galleria Colonna. Tutto però doveva avvenire in un clima di clandestinità. Mi spiego meglio: dovevamo mitigare la nostra omosessualità che era proibita. Avevamo appreso che Cordero [un celebre attore che si esibiva vestito da donna all’Ambro Iovinelli, forse il primo travestito dell’epoca, n. d. r.] era misteriosamente scomparso: una mattina s’era presentata la polizia ed era stato portato via. I giornali dell’epoca però non riportavano la notizia. Noi l’avevamo saputo così, da una specie di telefono senza fili, un passa parola segreto [...]. Una volta scendevamo io e quattro amici miei giù dalle scale di Piazza di Spagna cantando "Faccetta nera" con le voci in falsetto tipo il "trio Lescano". Dei camerati ci fermarono, ci diedero qualche manganellata poi ci lasciarono tornare a casa. [...] Si usciva in gruppo. Si andava a mangiare la pizza in un posticino vicino a Piazza Vittorio. Il proprietario era dei nostri, anche se era sposato. Comunque per vivere tranquilli bisognava sposarsi. Un uomo alla soglia dei trent’anni non ancora sposato destava sospetti. [...] Anch’io fui vittima di una delazione. M’innamorai di un ragazzo molto bello, il figlio di un fornaio di Trastevere. [...] la matrigna di Nicola non vedeva di buon occhio la nostra amicizia. Intuì che io ero, come si dice ora, gay e per liberarsi del figliastro raccontò i suoi sospetti ad un buon parroco che la indirizzò ad un commissario. Ci pizzicarono a letto assieme, all’alba di un giorno di primavera del ’41. Fui processato e spedito a Carbonia [...]. In Sardegna. Lì fu brutta davvero. Stavo in miniera con altri come me e certi comunisti. Ma non si poteva parlare mentre si lavorava. E la sera si era troppo stanchi per fare conversazione. Eravamo trattati come bestie. Il peggio fu quando arrivò un certo Calascione. Questo tipo ci odiava a noi. Ci mise dei campanelli ai polsi e alle caviglie in segno di scherno, credo. "così la gente quando vi sente arrivare, scappa. Siete peggio degli appestati".

(Nuvola Bionda ricorda Carbonia, in "Adam", anno II, n. 10, marzo 1995, p. 78)

 






  
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