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Testimonianza anonima

[...] Poi ci interrogarono...mi ricordo che durante l’interrogatorio i Carabinieri ci dicevano che oramai eravamo come le puttane, che ci facevamo pagare, per il fatto che nella sala da ballo dove si andava qualcuno faceva anche le marchette [...]. Era una sala che si trovava in Piazza S. Antonio [a Catania], una sala solo per maschi, e lì si trovavano i ragazzi, maschi, che cercavano gli ‘errusi’, noi diciamo così gli omosessuali. Lì qualche volta veniva la Polizia, sa, del buon costume, per motivi di scandalo pubblico potevano darti dei fastidi. [...] Da qui c’è stato il carro cellulare, col treno, i Carabinieri ci hanno preso e portato ad Ustica. [...] E così lì passammo tre mesi. [...] Quando ero là [a San Domino, Tremiti] mi arrivò la cartolina del militare. Arrivò a casa e mia madre, poveretta, mandò la cartolina: "cò sta scusa può essere che si libera dal confino". E invece il direttore della colonia rispose alla caserma di Catania che mi trovavo al confino per pederastia. Mi ridiedero solo la cartolina che mi aveva mandato mia madre. Stava però succedendo la guerra, così ci hanno mandato a casa tutti. [...] Ci diedero due anni di ammonizione e ogni tanto si doveva andare in Questura a firmare. Neanche gli altri vidi più, anche per questa cosa della guerra. [...] Dovevamo stare più attenti. Anche perché dicevano che se ci riprendevano un’altra volta non ci lasciavano più.

(intervista a cura di Gianfranco Goretti, in DALL'ORTO Giovanni, Dossier, in "Contatto", n. 1, giugno 1989)

 






  
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